La traduzione è essenzialmente un atto d’amore.

Amore verso l’altro, amore per le traversate carontiche di quella realtà estetica ed etica che è un testo. Amore per la parola scritta, per chi quella parola l’ha generata e per chi la potrà leggere.

Questo ruolo del traduttore, non macchina bensì co-autore del testo, lo ha investito di un’aura sciamanica, creando una sorta di bizzarra coscienza di gruppo.

Il problema è che questa consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo non genera, nella maggior parte dei casi, quello spirito di collaborazione che ci si aspetterebbe: spesso infatti chi traduce tende a considerarsi un’isola, priva di legami con i colleghi, visti più come rivali che come preziosi alleati.

Noi pensiamo invece che la diversità, l’altro, sia una ricchezza e non una potenziale minaccia. Che solo condividendo ciò che abbiamo, in termini di energie, idee, abilità, mezzi, possiamo raggiungere dei veri risultati.

Da quando il nostro progetto è partito, Melt è cresciuta sotto molti aspetti. Abbiamo stretto rapporti di collaborazione con altre realtà in campi diversi, che condividevano la nostra visione del mondo. Tutti abbiamo messo qualcosa nel progetto, e siamo convinti che se un gruppo di lavoro funziona, ottiene un risultato superiore a quello che si otterrebbe sommando gli sforzi dei singoli individui.

Per questa ragione crediamo che i nostri princìpi si riveleranno nel tempo costruttivi e vincenti. Lo consideriamo un investimento per noi stessi e per gli altri. Non si tratta di un atteggiamento utilitaristico o filantropico: abbiamo in mente, in altre parole, uno scambio che arricchisca non solo chi traduce ma anche chi si troverà ad usufruire del testo tradotto.